Sicurezza nei Cantieri

Vigilanza e cantieri: cosa chiedono i coordinatori della sicurezza​

Progetto di un cantiere su un tavolo con elemetto giallo da lavoro appoggiato sopra e un cantiere sullo sfondo che si vede dalla finestra con gru montate.

Vigilanza e cantieri: cosa chiedono i coordinatori della sicurezza

Sicurezza nei cantieri: i dati e le risposte di una indagine svolta da Federcoordinatori sulla relazione tra coordinatori e organi di vigilanza. Un contributo di Fabrizio Lovato, Presidente di Federcoordinatori.
Focus risposte aperte alla domanda che più di tutte ha permesso di far emergere il non detto del rapporto tra coordinatori e organi di vigilanza.

 

Cosa chiedono davvero i coordinatori

La domanda 10 dell’indagine chiedeva: “In generale, come immagini un rapporto ideale tra coordinatori e organi di vigilanza?

Non era una domanda ingenua né astratta. È stata formulata con un obiettivo preciso: usare l’idea di “rapporto ideale” come contrasto per individuare le criticità del rapporto reale.

Le risposte non descrivono un modello teorico o utopico. Richiamano, al contrario, pratiche concrete che molti dichiarano di aver già sperimentato in alcuni contesti, ma che risultano utilizzate in modo non omogeneo e non sistematico.

Dalla lettura e dalla riorganizzazione delle risposte emergono alcune evidenze ricorrenti.

1. Prevalenza percepita dell’approccio sanzionatorio

Una delle osservazioni più frequenti riguarda la sensazione che il controllo sia orientato principalmente alla ricerca dell’infrazione e alla sanzione, più che alla prevenzione e alla risoluzione anticipata delle criticità.

È importante chiarire che non è stato messo in discussione il ruolo sanzionatorio dell’organo di vigilanza, che è previsto dalla legge ed è doveroso quando una violazione è accertata.

Ciò che emerge è piuttosto la richiesta di un equilibrio più leggibile tra funzione repressiva e funzione preventiva, soprattutto nei casi in cui il rischio possa essere corretto prima che produca conseguenze.

 

2. Carenza di confronto tecnico e di contraddittorio

Molte risposte richiamano la difficoltà di instaurare un vero confronto durante il sopralluogo.

Viene segnalata la mancanza di:

  • ascolto delle motivazioni tecniche del coordinatore,
  • analisi condivisa delle dinamiche di cantiere,
  • possibilità di chiarire scelte organizzative prima che venga attribuita una responsabilità.

Il contraddittorio, quando percepito come assente o solo formale, genera una sensazione di decisione già presa, che alimenta difesa e irrigidimento.

 

3. Clima di tensione e sfiducia

Un altro tema ricorrente riguarda il clima emotivo che accompagna l’accesso degli organi di vigilanza in cantiere.

Molti descrivono un contesto caratterizzato da:

  • timore di essere fraintesi,
  • paura di commettere errori formali,
  • sensazione di dover “dimostrare” la propria correttezza più che spiegare il proprio lavoro.

Questo clima non favorisce la trasparenza. Anzi, tende a rafforzare atteggiamenti difensivi che, paradossalmente, possono ridurre l’efficacia complessiva del controllo.

 

4. Forte disomogeneità tra territori e tra singoli ispettori

Un elemento emerso con grande chiarezza riguarda la variabilità dell’approccio ispettivo.

Le risposte segnalano differenze significative:

  • tra territori,
  • tra strutture,
  • tra singoli operatori.

Questa disomogeneità genera incertezza e rende difficile per il coordinatore comprendere quali criteri verranno applicati e con quale livello di severità.

La percezione di arbitrarietà, anche quando non corrisponde a una reale discrezionalità, incide negativamente sulla fiducia nel sistema.

 

5. Difficoltà di contestualizzazione delle dinamiche di cantiere

Un’altra criticità frequentemente citata riguarda la sensazione che alcune verifiche siano poco contestualizzate rispetto:

  • alla fase lavorativa in corso,
  • alle dimensioni del cantiere,
  • alle reali condizioni operative.

Viene segnalato il rischio di valutazioni eccessivamente formali, concentrate sulla documentazione più che sull’osservazione del lavoro reale. Questo non significa sminuire l’importanza degli adempimenti, ma sottolineare la necessità di tenere insieme carta e pratica, forma e sostanza.

 

6. Percezione di scarso riconoscimento del ruolo del CSE

In diverse risposte emerge la sensazione che il coordinatore venga talvolta considerato responsabile diretto delle inefficienze delle imprese.

Questo ha due conseguenze rilevanti:

  • indebolisce l’autorevolezza del CSE nei confronti di committenti e operatori;
  • altera l’equilibrio del sistema di prevenzione, che si basa sulla distinzione chiara dei ruoli e delle responsabilità.

Il problema, anche in questo caso, non è l’attribuzione della responsabilità quando fondata, ma la chiarezza dei criteri con cui viene valutata.

 

7. Il nodo centrale: il richiamo alla norma

Tra tutte le evidenze emerse, ce n’è una che attraversa trasversalmente molte risposte ed è probabilmente la più significativa dell’intera indagine.

I coordinatori chiedono che ogni rilievo sia motivato con un chiaro riferimento al testo normativo, senza interpretazioni personali, estensioni discrezionali o criteri non esplicitati.

Questo dato è cruciale perché tocca la radice del rapporto professionale: la fiducia non nasce dalla buona volontà, ma dalla trasparenza del metodo. La sanzione viene accettata quando la violazione è comprensibile, verificabile e oggettiva. Diventa invece difficile da accettare quando è percepita come frutto di una lettura soggettiva o non uniformemente applicata.

 

Verso una sintesi possibile

Nel complesso, le risposte non delineano una richiesta di indulgenza né di riduzione dei controlli. Delineano piuttosto un’esigenza di rigore tecnico, coerenza applicativa e rispetto dei ruoli.

Nulla di quanto emerso contraddice la normativa vigente. Al contrario, richiama una sua applicazione più chiara, comprensibile e condivisa.

A questo punto la domanda diventa inevitabile: se questo è il quadro delle criticità e delle aspettative, come possiamo trasformarlo in prassi quotidiana?

Fabrizio Lovato

Presidente Nazionale Federcoordinatori.

 

 

 
 

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